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martedì 31 marzo 2009

NIETZSCH- SPETTACOLO TEATRALE

UNITRE TEATRO - SALA ARIBERTO

Via Daniele Crespi 9 – MILANO

(MM2 S. Agostino, tram 2-14)

Venerdi 3 e Sabato 4 Aprile 2009 h 20.45

La Compagnia di Proteo

presenta

"Nietzsche"

scritto e diretto da Ferruccio Masci

Così mi son detto: "Nano, o tu o io" ed ho ascoltato il mio riso!

Una volta sputata lontana la testa del serpente, il resto è venuto da sé.


Ecco la sorgente di questo lavoro teatrale,il coraggio di mettere in scena un metatempo esistenziale nel quale Nietzsche, la sorella - Lou (il femminile), un amico – un musicista (il maschile) che lo hanno conosciuto, recitano la gioiosa tragedia della sua vita.

Una vita che è un viaggio filosofico e antropologico teso ad un dionisiaco si alla vita, lacerato dall'incapacità di un volo verso il super-uomo al quale si stava sussurrando la via.

Tre soli attori che si muovono, sognano e vivono in un non luogo aldilà del tempo per ridare voce al genio inquietante del filosofo più amato ed odiato dell'occidente.

Il testo si presta per una collaborazione didattica gestibile anche in collaborazione con docenti e gruppi di studenti


Nel corso della manifestazione saranno proiettati i video vincitori ex aequo realizzati dagli studenti del Liceo Artistico Lucio Fontana di Arese e del Liceo Scientifico Ettore Maiorana di Rho


Giuria video:

Dr. Katia Galimberti, scrittrice e filosofa

Dr. Paolo Jachia, critico letterario, docente di semiotica, semioticadelel arti e forme della canzone d'arte /o università degli Studi di Pavia

Dr. Gabriella Pozzetto, docente di semiotica dello spettacolo c/o università Piemonte Orientale e critica cinematografica


ed esposte opere degli artisti:


Nadia Ginelli ,Claudia Abrugiati, Valentina Caruso,

Stefano Forte


Intero: 10 € Ridotto: 8 € web: www.unitremilano.com http://compagniadiproteo.spaces.live.com/; www.ferrucciomasci.com
e-mail: segreteria@unitre.com; compagniadiproteo@hotmail.com; Tel 02 6081800




WORKSHOP CLOWN-DOTTORE 18-19 Aprile-ACCADEMIA COMICO ROMA CORSI TEATRO

18-19 Novembre
Workshop Clown-Dottore
docente
Maurizio Favi

Ridere “fa buon sangue” come dicevano i nostri nonni?
Molto di più, può essere uno strumento efficacissimo nel processo di guarigione da una malattia perchè,
come è ormai dimostrato dagli studi medici più innovativi ed avanzati,
ha un effetto straordinariamente positivo per il nostro sistema immunitario.
Ed ecco perché dalla fine degli anni ‘70, a partire dal famoso Patch Adams,
la Comicoterapia è diventata un importante metodo di cura negli ospedali
e i professionisti della risata indossano camici, stetoscopi e quant'altro possa essere utile per trasformarsi in Clown-Dottori.
Ognuno deve trovare la propria personale “via” per diventare un Clown in Corsia:
deve imparare a tirare fuori il suo Clown, arricchirlo di tecniche e conoscenze, truccarlo e vestirlo,
ma soprattutto incoraggiarlo nella certezza dell'utilità del ruolo.
Ci vuole forza, pazienza, positivita' ed amore per far sì che avvenga lo "scambio"tra Clown-Dottore e Malato.
Il Clown del circo cammina dieci centimetri staccato da terra, il Clown-Dottore…
vola da una stanza all'altra, da un letto all'altro, ovunque c'e' qualcuno che soffre, un bambino in difficolta' o due genitori prostrati da far sorridere.

per info ed iscrizioni
Accademia del Comico Roma
direzione Max & Francesco Morini
3471222239
www.morinibros.it

venerdì 27 marzo 2009

TEATRO CREBERG BERGAMO: La Bella Utopia


25 aprile 2009 ore 21.00

TEATRO CREBERG DI BERGAMO

Promo Music

presenta

festa della liberazione con

La bella utopia

Lavoratori di tutto il mondo ridete

uno spettacolo di Moni Ovadia

con

Moni Ovadia, Lee Colbert, Maxim Shamkov

e la Moni Ovadia Stage Orchestra

Luca Garlaschelli, contrabbasso; Janos Hasur, violino;

Massimo Marcer, tromba; Albert Mihai, fisarmonica;

Vincenzo Pasquariello, pianoforte; Paolo Rocca, clarinetto;

Emilio Vallorani, flauti e percussioni

scene e costumi: Elisa Savi

luci: Fabio Menozzi

suono: Mauro Pagiaro

concept video : Elisa Savi

elaborazioni video: Andrea Bocca

contributi grafici: Paola Savi

assistente realizzazione video Paolo Ceretto

tecnico video: Marco Amato

aiuto fonico: Paolo Marani

direzione di scena: Ettore Melani

assistente alla regia: Laura Rossi

direzione musicale: Emilio Vallorani

arrangiamenti: Colbert, Rocca, Vallorani, Pasquariello

coreografie: Maxim Shamkov

PRESENTA ALLA CASSA DEL BOTTEGHINO l'EMAIL E AVRAI IL PREZZO SPECIALE DI' EURO 16,50

Creberg Teatro Bergamo:

Via Pizzo della Presolana – Bergamo - Tel. 035 34.32.51

http://www.crebergteatro.it

Biglietteria Teatro:

· da mar. a sab. dalle ore 11.00 alle ore 18.00

· e dom. dalle 11.00 alle 13.00



RIVELAZIONE E RIVOLUZIONE

L'umorismo nell'utopia

Recensione al libro di Moni Ovadia, La Bella Utopia. Lavoratori di tutto il mondo ridete, Einaudi, Torino 2007



di LAURA TUSSI



"Utopia" è il termine che sottende la negazione di un'ubilocazione, di un dove concreto nel crollo delle ideologie, in quanto in "nessun luogo" si è realizzato il vangelo di Marx nel corso della historia universale. Una fede profonda nell'ironia delle "storielle" che riecheggia con esilarante sagacia, in un tripudio umoristico declinato in frizzi, lazzi, motti e citazioni sul Regime. Le storielle ebraiche traggono origine dall'ermeneutica talmudica in una weltanschauung umanistica dove l'utopia smarrisce i propri sogni e le promesse, tanto da non riconoscere le esacerbate finzioni delatorie del dispotismo di regime. Il significato dell'utopia è l'instaurazione di una società ideale di libertà, fratellanza, giustizia e uguaglianza. L'uomo è complesso nella potenzialità della realizzazione di alti ideali con i valori della negazione di prevaricazione sul proprio simile, della giustizia sociale, dell'altruismo, dell'accettazione dell'altro e del diverso, dell'amore, della solidarietà, sentimenti non scontati nelle relazioni fra individui. Dunque non è lecito considerarli irrealizzabili e utopici nei rapporti fra soggetto e collettività. "Neanche l'URSS fu l'impero del male", ma una federazione di repubbliche dell'epoca staliniana sotto l'egida di un totalitarismo perfetto, con tristissime note di drammaticità e terrore. La storia non è finita e la società socialista dovrà ancora realizzarsi nella libertà e nella democrazia, in un'utopia verificabile e immanente non riscontrabile in "nessun luogo", ma che pervaderà l'intera globalità collettiva della società mondiale all'insegna del comunismo in un umanitarismo sociale che si contrapporrà ai simulacri del bieco capitalismo e delle dittature del novecento. Ogni rivelazione si tradurrà in rivoluzione rigenerante e rifondatrice di topofanie (rivelazioni di luoghi della memoria) contrapposte alle utopie, dove ogni manifestazione dei luoghi di benessere sociale e civile è realizzazione di società solidali e umanistiche, quali luoghi di glocalizzazione in un'olotopia, una nuova globalizzazione mondiale all'insegna di ideali e valori umanistici e umanitari, dove le rivelazioni del "bene sommo" trionferanno sui ciarpami di sistemi politici esacerbati in dispotismi conservatori. Le storielle dell'umorismo ebraico svelano con l'ironia le ottusità del regime dittatoriale del periodo staliniano, facendo crollare tabù e pregiudizi di un periodo oscurantista tramite l'umorismo ironico che fa partorire i fantasmi dalla mente di un sistema destinato al collasso, in plurime e poliedriche catarsi ermeneutiche di significato ironico sul senso dell'esistere.



LAURA TUSSI





INTERVISTA CON MONI OVADIA.

Uomo di teatro e di grande cultura, ricercatore ed abile, poliedrico interprete di un'antica tradizione, politicamente impegnato per "un'utopia realizzabile"

Il "saltimbanco" teatrante dell'identità culturale e popolare Yddish ebraica.



L'impegno politico alla luce di una profonda, costruttiva e lucida critica marxista nella "lotta" di rivendicazione per le pari dignità sociali…

In Italia, per una cultura delle memorie di ieri e pluriappartenenze di oggi.

_______________

di LAURA TUSSI



Una piacevole discussione ed animata conversazione con Moni Ovadia, uomo di teatro e di immensa cultura, ricercatore ed abile, poliedrico interprete di una tradizione antica proveniente dai tempi più remoti dei primordi dell'umanità: l'identità culturale Yddish. Ovadia uomo d'estro e d'ingegno, politicamente impegnato sul fronte del mondo in fermento dei sindacati per le tutele dei lavoratori e delle rivendicazioni per diritti dei "più deboli", nell'impegno culturale militante delle pari dignità sociali, per la fratellanza universale tra uomini…nella militanza "senza armi", disarmante degli strapoteri, finalizzata ad un'utopia realizzabile, sociale comunista e socialista con risvolti comunitari e democratici de facto…



Il Suo parere circa "Il Calendario del Popolo", rivista che compie più di 60 anni, nasce dal movimento della Resistenza antifascista e si è sempre proposta come uno strumento culturale di avvicinamento tra una divaricazione popolare, sorta nel dopoguerra, più accentuata rispetto agli schemi attuali, tra una "cultura alta", "d'elite" e "bassa"; Rivista che veniva letta sia dal bracciante, operaio, contadino, che dal docente universitario;

Rivista pensata e fondata da un intellettuale, l'avvocato Trevisani, e via via da altri importanti esponenti della cultura italiana…

A Suo parere quale atteggiamento dovrebbero impostare oggi gli intellettuali nei confronti della Nostra Rivista?

Cosa ne pensa di questa attiva funzione divulgativa di area e cultura marxista o comunque di Sinistra, attualmente? Oggi che viviamo direttamente, ossessivamente in modo impellente il "revanchismo" delle Destre?



Il linguaggio e le modalità d'approccio della Sinistra al problema della memoria storica ed alla tematica relativa ad una cultura da poter diffondere e mantenere viva, fervida, militante, una relazione culturale tra la Sinistra ed i suoi interlocutori, anche intellettuali, risulta molto difficile perché implica una questione di codici interpretativi, canoni, schemi e linguaggi comunicativi, che parte da una constatazione la quale occorre sia radicale per trovare uno sviluppo, una funzione effettiva, attuale, militante.

Noi siamo stati sconfitti. Una sconfitta epocale. Abbiamo perso la guerra, non una battaglia.

Se non si acquisisce una radicalità di tale consapevolezza, risulterà difficile assumere un ruolo.

Mentre quando "Il Calendario del Popolo" nasce, si assiste ad un enorme, immane coinvolgimento delle masse nella cultura anticapitalista, il Partito Comunista era fortissimo, profondamente radicato nel substrato popolare. Attualmente i partiti della Sinistra stanno sempre più perdendo il rapporto, il radicamento con le masse, la relazione schietta, genuina con il popolo, con le classi sociali che dovrebbero ancora riconoscerlo, rivalutarlo, essergli riconoscenti, recuperarne i valori civili, sociali, culturali… Oggi le masse si sono profondamente trasformate.

Assistiamo ad una progressiva diminuzione delle classi lavoratrici operaie e contadine, a favore di impiegati del terziario. Si assiste ad una falsa, finta, ipocrita imprenditorializzazione del ceto basso, perché tutti aspirano a diventare piccoli imprenditori e poi ingrandirsi e poi arricchirsi voracemente. Naturalmente a loro insaputa verranno sfruttati, però in forme nuove. Questa diversa, mutata condizione produrrà un ulteriore tipo di risposta culturale allo sfruttamento. Se non sapremo anticiparla ed esserne interpreti innovativi, ci troveremo arretrati, sorpassati, obsoleti, con vecchie categorie inette, non inserite. La classe operaia è ancora consistente, ma è in via di progressiva diminuzione (è un fenomeno inarrestabile), sostituita dalla manodopera extracomunitaria, che però utilizza altri linguaggi e mezzi, perché non sono i discendenti della classe operaia italiana ed europea che ha avuto rapporti diretti con la cultura comunista e marxista. La cultura marxista, comunista o comunque di sinistra non è stata strutturata dalla classe operaia, perché si è optato molto più per gli slogan e le ideologie che per la profondità dei concetti e dei valori: significa automaticamente democratizzazione.

Quando si deve strutturare il partito, con una democrazia ed una consapevolezza, si acquisiscono maggiori spinte critiche. Probabilmente il Partito Comunista è stato democratico, ma anche con forti rigidità dirigenziali al suo interno. I risultati li ritroviamo oggi nei DS, un partito che stenta a trovare un'identità. D'altro lato la Sinistra radicale (Rifondazione Comunista) rappresenta il 5% dell'elettorato e non sa risolvere, non sa crescere a seconda delle spinte di protesta.

Siamo diventati solo nostalgici.

"Il piano che Marx definisce pratico sensibile nelle Tesi su Feuerbach del 1845: "I Comunisti non devono avere paura delle conseguenze a cui li portano le loro critiche". Il depotenziamento di Marx riguardo l'appendice storica del filosofo di Treviri e del suo amico Engels…Infatti la messa in pratica storica, cioè pratico/sensibile del pensiero di Marx…"[1] "…è che la rivoluzione Russa del 1917 fu, nei fatti, il trionfo della politica sull'economia. E tutta la costruzione del comunismo fu fondata sulla politica, nella forma estremamente concentrata della dittatura"[2]

Occorre essere duri con noi stessi. Perché siamo stati impreparati di fronte al fenomeno Berlusconi? Perché non abbiamo saputo interpretare fenomeni e mutamenti così impellenti ed impetuosi. La prima reazione della sinistra radicale con le innovazioni tecnologiche è quella di demonizzarle, perché sono gli sviluppi delle forze produttive capitalistiche e di trasformazioni sovrastrutturali. La sinistra marxista sta guardando indietro e non avanti….sempre in termini provocatori. La socialdemocrazia europea corre dietro allo sviluppo capitalista, non lo anticipa, anche se forse si tratta di un capitalismo meno agglomerato, agglutinato, più portato verso una distribuzione equa tra le masse: questa è la grande novità!

Baudrillard[3], critico di Marx, sostiene che il grande filosofo costruisce la sua teoria su un fondamento: il rapporto tra valore d'uso e di scambio. Tale rapporto nelle società avanzate risulta completamente saltato, non ha più senso.

Attualmente viviamo una totale ipertrofia dei meccanismi economici che sono entrati in una specie di iperspazio autoreferenziale, avendo una loro realtà che si muove su fatti, su eventi. "Naturalmente questi meccanismi di contenimento sociale non raggiungono un controllo totale e completo…pensare ad un cambiamento radicale delle relazioni produttive o a una forma di associazione umana differente viene considerato sorpassato. Su queste macerie è sorta la società più o meno inventata del Villaggio Globale…"[4] della "società ad una dimensione", dell'omologazione globalizzante, della new economy.

Il capitalismo ha esteso se stesso come una metastasi a vasti strati della popolazione, per cui tutti viaggiano con i listini di borsa, perché tutti vogliono il bene materiale immediato su questa terra. In Cina: "Ipercapitalismo Comunista"! chi poteva prevedere tali fenomeni?

Il capitalismo è ancora rigoglioso. Forse è proprio la natura umana che Marx voleva risolvere: il grande limite/ostacolo di Marx.

Marx era figlio dello spirito della Rivoluzione francese e dell'ideale rousseauniano: vale a dire l'uomo è buono e la società lo corrompe. Nei "Manoscritti economico filosofici"[5] del 1844 si esprime la genialità del filosofo. Stabilì nell'alienazione del lavoro la contraddizione centrale del sistema capitalistico. I capisaldi della sua teoria: la lotta all'alienazione, la vera liberazione dell'uomo, l'eguaglianza dei diritti.

L'uomo è un progetto aperto, né buono, né cattivo, ma fragile, debole, disorientato, spaventato, perché è la paura che porta ad aumentare i beni materiali che proteggono l'individuo. Quindi il capitalismo fordiano ha trovato un meccanismo geniale: l'uomo di sinistra crede nella giustizia sociale, ma nel frattempo cerca di ottenere il massimo benessere possibile. Il capitalismo fordista sostiene "tu operaio lavori per me capitalista ed il ricavato ritorna su tutti" e non vi è dubbio che il benessere materiale si sia esteso a ceti della popolazione molto più vasti, anche se limitatamente alle società avanzate. Però anche Paesi come la Cina e l'India stanno entrando in questo ambito, pur con ampie sacche di povertà, con cui il capitalismo si garantisce un presupposto inespugnabile: l'importante è che il numero di quelli che "stanno bene" o che hanno di tali aspettative nel sistema vigente sia sufficientemente esiguo da non creare elementi di destabilizzazione del sistema.

Attualmente una Rivista come "Il Calendario del popolo" che voglia stare e sopravvivere entro una determinata linea di demarcazione politica deve avere una continuità nella sua discendenza marxista che si esplichi in studi, ricerche e relazioni con la storia e la memoria passata del popolo , delle genti, ma soprattutto deve capire anche che i fenomeni sociali e di conseguenza politici, sono di natura nuova ed imprevedibile. Il Capitalismo ha letto Marx ed è cinico per questo,; ha funzionato magnificamente perché conosce a fondo la natura umana, partorito dalla stessa: l'uomo ideale non esiste; la coscienza di classe ha funzionato in un'epoca precisa sulla base di coordinate socio esistenziali di un certo tipo. "Avere le idee giuste" non significa che siano praticabili se non si raccoglie un vasto consenso, perché questa democrazia è marcia, artefatta, prevalentemente formale e non sostanziale, concede a poche persone mezzi spaventosi di alto potere mediatico, comunicativo per ottenere un senso comune, a scapito della reminescenza storica collettiva, un ampio consenso, per cancellare le memorie di vita, della Storia... e milioni di individui risultano esclusi dalla possibilità di esprimersi con le loro idee, di perpetuare la memoria popolare. Ma non solo, tale sistema è basato su un risicato margine di consenso o su leggi che servono alla governabilità, ma non sono addirittura democratiche, come il metodo maggioritario., che ha permesso al liberismo economico, in odore di fascismo, tipicamente berlusconiano, di governare. Tuttavia non abbiamo trovato di meglio a questo simulacro di democrazia, anche se ci abbiamo provato noi marxisti con la Russia Leninista. Lo stalinismo è stato un sistema dittatoriale efferato proteso all'epurazione dei dissidenti, dagli alti gerarchi ai contadini nullatenenti: non ha funzionato è stata la catastrofe distorta dell'applicazione aberrante delle tesi e teorie marxiste, in un miserrimo tentativo di collettivizzazione agricola e della forza lavoro che si concluse con l'eccidio dei Gulag. Lo stalinismo è stata l'ultima forma di zarismo delle grandi Russie come sosteneva Trockij. Una provocazione: Stalin, il dio imbalsamato nel mausoleo di Lenin…file di chilometri di comunisti in pellegrinaggio verso l'uomo imbalsamato, una bambola di cera. L'iconografia idolatrica è semplicemente una perversione del cristianesimo. Occorre sempre un Dio e naturalmente Stalin è il suo profeta, cioè il Papa, sempre in chiave perversa e provocatoria. Chi non è d'accordo con il sistema: a morte! Perché non è un avversario con cui discutere in termini dialettici di raziocinio, bandito dalla dittatura, ma un nemico ontologico, un antagonista del dio in terra. Il "Cesarismo Bizantino" si è manifestato nell'iconoclastia, così lo "Zarismo Staliniano" ha cancellato tutti gli avversari di Stalin, l'uomo di ferro, dalle fotografie, in un segno dei tempi impressionante, compeso Trockij, capo dell'Armata Rossa, il numero due della Rivoluzione d'ottobre, cancellato, eliminato dalle fotografie come altri alti burocrati, gerarchi, tra cui Kamenev e Zimon'ev. Stalin ha ammazzato i comunisti, ha epurato tutto il partito della rivoluzione con le deportazioni di massa, il lavoro schiavistico delle grandi opere. Lisenko ha distrutto la genetica sovietica, inventando la teoria marxista leninista della natura sulla base di un cattivo libro di Engels. Allora tutti i genetisti mendelliani sono finiti nei Gulag e Lisenko per venti anni ha bloccato la genetica sovietica. Occorreva e volevano una verità unica, inoppugnabile, inconfutabile. Ma perché non lasciare le diversità, le differenze di pensiero a misurarne i risultati a confronto reciproco? Invece tutto ciò che era sospetto di borghese fu combattuto, manu militari! Questo sistema cosa ha a che vedere con la teoria marxista dello stato? Che è una scienza critica, postulata, appunto da Marx come stato possibile. Naturalmente Stalin era un uomo del suo tempo, quindi la forma di zarismo da lui scelta fu anche geniale per molti aspetti, ma di fatto, tutta l'idolatria di partito, in un'ipotesi provocatoria, (N.d.a,), indica comunque che il sistema non era prettamente zarista, ma le sue radici innegabili, vizio intrinseco di una mente perversa protesa alla bramosia smaniosa, nel delirio perverso della sete di potere. "Cesarismo Bizantino" è l'occidente d'oriente… e l'occidente prende la sua strada, compie bancarotta fraudolenta con il nazismo evoluto dalla cultura occidentale a cui tutte le borghesie plaudono…all'"imbianchino austriaco", finchè l'opposizione capisce la sua follia omicida contro l'umanità intera nelle sue diversità intrinseche. Per questo Von Tussen, capo delle Acciaierie Riunite, grande industriale tedesco, fugge e scrive nel '39 un opuscolo (che bisognerebbe regalare a tutti i revisionisti), che si intitola "Ho pagato Hitler" con la nomenklatura dell'alta borghesia tedesca e di grandi industriali, comprese le gerarchie ecclesiastiche ecc… sostenendo poi che non si peritavano di sfruttare lavoro schiavistico. Questo è l'occidente la cui bancarotta è totale in versione Est ed Ovest.

Allora, tornando a Noi, il nostro compito è capire che abbiamo perso la guerra e di tenere fermi alcuni punti capisaldi che sono le idealità, perché le ideologie sono morte ed è bene, sono un'idolatria, mortifere, non si fanno criticare, confutare, mettere in discussione…questa è la convinzione più spaventosa della deriva stalinista. Non esiste più spazio per la discussione, per il confronto, per le diversità, le differenti categorie, come in ogni dittatura militare. Il crimine principale di Stalin è l'unanimismo. Cosa impollina una scienza, una idealità? La continua discussione, il confronto, il fermento delle idee,l'accrescimento delle facoltà cognitive, del processo mentale, di pensiero dell'ideazione, della progettualità.

Occorre tenere ferme le direttrici etiche della propria posizione e riprendere fino alle estreme conseguenze la natura critica del marxismo. Quindi se apparati concettuali o paradigmi di indagine economica sono superati, occorre superare, elaborare il "lutto", la rielaborazione, il superamento storico che rientra nella natura dell'uomo, delle dinamiche epocali, storiche dell'evoluzione umana.

Quindi i valori rimangono inalterati, ma le modalità per metterli in pratica, per raggiungerli, cambiano, sono sottoposte alle trasformazioni storico/strutturali. Se non ritroviamo il piano delle emozioni, delle passioni, del coinvolgimento forte anche del sentimento, che si prova, si costruisce con la consapevolezza che le "radici" non sono un feticcio, ma un valore. Il patrimonio emozionale delle proprie "radici" culturali, storiche, etico-civili, non va interrotto, perché la grande lotta per le libertà dell'uomo è cominciata con Mosè nel deserto ed Abramo che spezza gli idoli.

Allora LA RADICE, la matrice, va tenuta ferma, salda, non bisogna farsi spaventare dagli impellenti revisionismi di sorta. Il revisionismo è un'ideologia politica che mira a riabilitare una classe di potere efferata e senza scrupoli come la borghesia contemporanea, la classe alta del '900, italiana e di altri Paesi che non deve insegnare ai comunisti, alle persone di sinistra: borghesia senza scrupoli, colonialista, imperialista, sciovinista, efferata, che non ha avuto paura di servirsi dei fascismi, delle dittature di qualsiasi colorazione, che ha alimentato e mantenuto e continua ad alimentare e mantenere regimi totalitari, autoritari, dittatoriali, che hanno sfruttato lavoro schiavistico a livelli di aberrazione umana brutale, hanno sostenuto Hitler, fino al colonialismo americano che ha mantenuto tutti i regimi totalitari del mondo intero.

Dunque abbiamo bisogno di rimemorare, recuperare il passato, ricordare la storia, di ritrovare le radici profonde dell'uomo, il vero senso del suo esistere: la santità, l'integrità morale, il diritto alla libertà, alla sua pari dignità, perché uguaglianza significa "pari dignità ed equità di diritti" di tutti gli esseri umani davanti al diritto, alla legge, di fronte alla vita, alle proprie esigenze vitali.

La funzione di un a Rivista come "Il Calendario del Popolo", che deve fare da ponte tra una immensa tradizione portatrice di retaggi valoriali da non disperdere, non svendere, ma anche una sfida enorme: ritornare a far "sognare" , continuare ad "animare" gli esseri umani, tramite il linguaggio delle emozioni, perché capaci di realizzazioni sublimi. La gente non vive solo di "cose concrete", ma anche di emozioni, del sogno che si riflette nell'utopia di un mondo migliore, attuabile con la relazione tra le persone capaci di amare, vivere, emozionarsi, sognare, desiderare…andare oltre. Oggi il linguaggio della sinistra da un lato è quello della governabilità e del risanamento del bilancio pubblico: argomenti ineccepibili, ma che non fanno sognare gli uomini. Infatti, così, la gente ha bevuto le panzane del liberismo populista e sottilmente demagogico berlusconiano. Perché da un lato esiste un radicalismo inattuale, magari anche giusto, ma non comunicativo, privo di mediaticità diretta, interattiva, dall'altro lato una battaglia culturale persa, con l'avvento delle televisioni, e la pervasività del pensiero comune e ipertrofico di consumistico evanescente, mezzi spietati, apparentemente innocui che attuano "buildung" primaria, semplicistica, "formazione" elementare ma spietata, sottile velata di demagogia populista che influenza direttamente le masse impreparate, sprovviste, indifese, deboli... E noi di Sinistra non abbiamo saputo veicolare sapientemente, saggiamente tale sistema mediatico pervasivo onnipresente ed onnicomprensivo, avendo reso Marx un feticcio irrigidito, rendendo, nostro malgrado, una "chiesa" la sua scienza critica.



Ha di recente partecipato come ospite ad una trasmissione di RAI Educational, dove comparivano testimonianze di deportati politici italiani, dissidenti al sistema. Qual è la sua opinione nei confronti di tali categorie vittime dello sterminio nazifascista?



La memoria della Shoah appartiene a tutti: esiste uno specifico ebraico ed uno specifico del popolo Rom, le due prime etnie predestinate allo sterminio nazifascista. L'antisemitismo è uno degli elementi portanti dello sterminio nazifascista e quindi ne discutiamo perché così, con l'antisemitismo, l'uomo varca la soglia del "nemico per posizione" ed assume quella predisposizione contro il nemico per definizione, "nemico ontologico", cioè si combatte la nazione altra perché è nemica, così ottengo un pezzo di terra e via dicendo…Questa è l'ostilità per posizione. Nel caso dell'antisemitismo il diverso è il nemico ontologico, per il solo fatto di esserci, di esistere con la sua essenza umana, il suo pensiero altro, la sua ragione altra, la sua idea raziocinante. Questa è proprio una concezione del nazismo senza precedenti in altre forme di dittatura. Gli Ebrei sono portatori di un'idea inaccettabile per qualsiasi tiranno, dittatore: l'uomo possiede un solo padrone, il Padre Eterno, il quale non si vede, non ha immagine, non si può rappresentare e non ha mediatori. Il rabbino non è un prete, non esistono nell'ortoprassi religiosa ebraica forme di gerarchia. Il problema è la portata rivoluzionaria del pensiero ebraico: consiste nel fatto che Abramo fonda l'eguaglianza dell'uomo e lo statuto di essere umano. Il tiranno dittatore despota che pretende diritto di vita e di morte, desidera l'assoluto, decide di essere dio in terra e per questi motivi risulta ovvio che odi profondamente, visceralmente l'ebreo e la sua cultura: è il suo antagonista ontologico naturale….lo è stato nel corso dei millenni…non esiste in una democrazia matura antisemitismo. Stalin è antisemita perché pretende con la violenza il potere, l'assoluto.

Quando Abramo decide contro il volere di Dio di non sacrificare il figlio Isacco, si decide che la vita umana è santa e bandire il sacrificio umano significa passare dalla tribalità alla socialità, in quanto il Padre non è più padrone della vita del figlio, ma deve esserci una consapevolezza etica della vita santa, perché l'esistenza umana è inviolabile, la violenza è ingiusta nella consapevolezza del codice etico ebraico.

La vita del figlio Isacco appartiene alla vita del mondo, come principio etico.

Gli Ebrei concepiscono la vita tutta, in ciascuna delle sue manifestazioni, santa. E' una grande utopia quella di rendere ogni essere umano un "ente alto". Dice l'Eterno :"Sarete santi perché Io sono santo". Tutti i gesti sacri del quotidiano sono la santificazione dell'esistenza, della vita in tutte le sue forme, che portano vicino ad una dimensione divina, dove "il divino" è proprio lo statuto che garantisce all'essere umano un progetto escatologico, un telos (dal greco), un fine, un senso ed un significato dell'esistenza, dell'essere al mondo e per il mondo, l'in sé e per sé, altrimenti la vita si trasforma in una serie asfittica di accadimenti anonimi e meccanici e di mere e brutali lotte per la sopravvivenza. In fondo l'ebraismo scopre, costruisce il senso del vivere, come il buddhismo, il cristianesimo e l'islamismo, le principali religioni monoteiste. Per l'ebraismo tutti i gesti dell'esistenza vanno resi alti, santi e riempiti di senso, di un telos, di un fine che sottragga l'uomo alla pura biomeccanica della sopravvivenza. L'ortoprassi ebraica è un cammino per la costruzione della fratellanza universale e della pari dignità di tutti gli esseri su tutta la terra. Una delle ragioni per cui, personalmente, come ebreo e come uomo di Sinistra attacco il revisionismo è perché il nazismo riguarda l'umanità intera, gli ebrei, i popoli Rom, tutti gli oppositori a qualsiasi "fede" appartenessero politicamente, i testimoni di Geova, ma soprattutto riguarda due categorie, due "popolazioni" trasversali a tutta l'umanità: omosessuali e menomati (portatori di handicap). La memoria della resistenza è purtroppo meno ricordata, ritualizzata rispetto a quella ebraica, ma personalmente non distinguo come tesserato ANPI, l'antifascismo politico comunista e socialista dalla mia condizione di ebreo. E'esistito uno specifico ebraico e negare le specificità significa sostanzialmente omologare ed appiattire le differenze e l'ostilità contro ogni categoria di diversità all'interno del fenomeno concentrazionario. Dal mio ebraismo e dalla radicalità con cui esso propone la libertà dell'uomo nell'ambito della giustizia sociale (come si legge anche nei Profeti) per capire, al fine di comprendere totalmente, a pieno, la concezione del portato del concetto di giustizia sociale, proclamata dal profetismo.

La presenza e militanza ebraica nei movimenti rivoluzionari socialisti, comunisti ed anarchici, come nel comitato centrale della rivoluzione bolscevica e nella direzione ristretta fu di rilievo, rilevante e importante. Ebreo era Trockij, Kamenev, Zimen'ev, persino Lenin era di linea matriarcale, matrilineare, genealogicamente parlando, ebraica.

La presenza ebraica è impressionante nel partito comunista tedesco, come nel partito comunista americano. Il primo partito operaio socialdemocratico di Russia e Polonia è ebraico, che costituirà poi i quadri dirigenti al partito operaio socialdemocratico russo. La questione ebraica è assai complessa anche dal punto di vista della resistenza sia francese che polacca (ecc…) nel momento in cui l'ebraismo si emancipa, esce dai ghetti europei, si nota un'adesione sconcertante di intellettuali ebrei ai movimenti rivoluzionari. Personalmente vengo da quella storia, da quelle radici politiche, di impegno militante. Sono spiritualmente di Sinistra, usando una contraddizione in termini, quasi un ossimoro, perché sono eticamente di Sinistra, come portato ideale, valoriale della mia radice ebraica, bulgara sefardita. Sono convinto che non esista messianesimo ebraico senza giustizia sociale. La povertà in epoca biblica era bandita, eliminata, non ammessa, perchè il povero aveva diritto alla decima del raccolto, non elemosina pietistica, ma diritto legale. Nessuno poteva coltivare un campo senza riservarne una parte al povero, "a colui che non possedeva e non aveva", e per questo, per legge non per pietismo governativo o altoborghese, o generosità pietosa e penosa del ricco commosso da spirito pietistico, ma per diritto scritto, legale e sacro. Non potrò mai disgiungere il valore della Resistenza nazifascista da tutta la vicenda storica, epocale nazista e dalla Shoah, dallo sterminio degli Ebrei. Spesso dico ai miei compagni ebrei "Ricordatevi chi era di fianco a noi quando ci sterminavano, non dimenticatevelo mai…non ti dimenticare che i Berlusconi di allora parteggiavano per i nazifascisti e sfruttavano il lavoro della nostra gente in modo schiavistico ed il loro essere". Naturalmente anche gli Ebrei "si perdono", come tutti gli esseri umani…così qualcuno risponde "ricordati il Gulag" ed io ribadisco che le prime vittime di Stalin sono state gli Ebrei ed i comunisti. Tutta l' Intellighentia, tutti i grandi interpreti del teatro Yddish, tutti in Gulag. Non esiste giustizia sociale e socialismo senza libertà. "La libertà serve al socialismo come l'aria serve all'uomo per respirare", come ha detto un Ministro alla Cultura di Cuba. Ma non ci sarà mai giustizia su questa terra senza una qualche forma di socialismo comunista e naturalmente il mio antifascismo ebraico comprende la memoria indistinta di tutte le vittime dell'antifascismo, dell'antisemitismo, del totalitarismo, oppositori, vittime che siano ebrei, operai, intellettuali ecc…



In diverse facoltà universitarie umanistiche italiane i pedagogisti sperimentano una sorta di tradizione, condivisa a livello culturale, da molto tempo, in rapporto al mondo delle storie di vita, delle geografie spazio/temporali, delle pluriappartenenze dei racconti autobiografici, tramite il metodo educativo della cultura e pedagogia della memoria. Questa tradizione sottesa al filo sublime, impercettibile della memoria, mette in contatto i vari pedagogisti degli atenei italiani, all'insegna di un'attenzione particolare ai temi di sociologia, pedagogia della soggettività e dell'individuo anche nella "resistenza", l'esperienza dell'essere uomo e donna, dinanzi ai processi ed alle dinamiche di formazione, all'interno di una quotidianità d'impegno nel lavoro sociale ed educativo. Autonarrazione, scavo interiore, ricerca in sé, per sé, attraverso l'ascolto di sé tramite l'"altro", autocomprensioni, comprensione circa la propria ed altrui unicità ed individualità, sottratta, tramite la memoria della personale storia di vita, allo sfondo anonimo, piatto, di molti luoghi e progetti comunitari. In base a queste premesse, un parallelo tra la memoria storica individuale e collettiva occidentale e la TOLEDOT (=Storia di generazione in generazione) ebraica….



In Ebraico la Storia è denominata, appunto, TOLEDOT , perché segna il passaggio, la trasmissione, la tradizione, di generazione in generazione, l'unico metodo rilevante ai fini della formazione della Storia vera, quella degli esseri umani e non dei potenti. La Historia, fino a tempi recenti, è stata la Storia dei potenti,di governi, di monarchi, gerarchi, di altisonanti burocrazie e nobiltà prevaricatrici, sfruttatrici e borghesie asservite, di movimenti di pensiero e correnti filosofiche, intellettuali, e lo è ancora adesso. Per questo scegliamo Toledot, il passaggio intergenerazionale, la trasmissione di memoria storica popolare, del "quarto stato", della "plebe", del popolo, vissuta, creata, sperimentata dal popolo, perché da la possibilità alla Historia dei potenti di diventare la Storia delle genti, dei popoli…solo occupandoci, anche a livello didattico ed educativo, anche all'interno delle famiglie, del passaggio intergenerazionale.

La caduta della tensione ideale nei confronti del fenomeno della resistenza è dovuta al nostro errore educativo di padri dei movimenti di rivendicazione dei diritti e di "resistenze", opposizioni, lotte di diritto….Ci siamo arresi. Siamo stati rigidi. Perché noi Ebrei raccontiamo della liberazione dall'Egitto ad ogni Pasqua? I Maestri rispondono : "Perché si sappia che sei stato liberato "TU", non loro…è la tua liberazione che festeggi, attraverso la memoria di quel fatidico evento".

Invece questa trasmissione, il passaggio di consegna, la tradizione della memoria orale e delle fonti anche scritte, dei cimeli, dei documenti, non è stata compiuta, perpetuata con la Resistenza antinazifascista…"Noi quando eravamo sulle montagne del Comasco…." (per esempio) Occorrerebbe raccontare ai giovani "Ricordati che su quelle montagne ci sei "TU", "TU" hai combattuto il nazifascismo come erede di generazioni". Solo con questo valore etico, la "Guerra", la "battaglia", la rendi una Memoria Eterna, sacra.

Quante volte noi Ebrei siamo tornati prigionieri "in Egitto", gli Stati Uniti per molti aspetti sono un Egitto come, anche, addirittura, Israele di questi tempi e oltre…La liberazione dall'Egitto prevede la liberazione di tutta l'umanità. "Tu" non sei libero finchè tutti non sono redenti dalla condizione di asservimento e di schiavitù. Questo è un processo cognitivo di consapevolezza non imposto dall'alto, occorre molta pazienza…questo è il principale errore della Sinistra rivoluzionaria da quando è nata: credere che fosse questione di una generazione. Non bisogna rinunciare all'Utopia, ognuno deve interpretare la propria parte anche per le prossime, le future generazioni, perché facciano la loro e così via…perché il processo di liberazione è all'infinito. Noi abbiamo creduto alla rivoluzione al socialismo per ottenere "tutto subito", che significa "niente e mai". I veri processi evolutivi devono entrare nelle fibre, a livello viscerale, emotivo, sentimentale, nei canoni valoriali, culturali delle generazioni, con la tradizione "di generazione in generazione" come cantavano i partigiani del ghetto di Varsavia, in prevalenza socialisti e comunisti. Cantavano "Il sole del mattino illuminerà l'oggi per Noi e come ieri spariranno le sofferenze e i nemici, ma anche se il sole tardasse e l'alba non sorgesse, il nostro canto si propagherà di generazione in generazione". O noi ci rendiamo consapevoli che non vedremo quell'alba, non tocca a noi, ma forse a nessuno: l'alba è il limite, l'utopia di un domani migliore!

Dobbiamo compiere un lungo processo di impegno culturale ed educativo, formativo, con la consapevolezza delle difficoltà che comporta la militanza politico culturale, per la costruzione della fratellanza universale tra uomini, il valore che attribuisce senso alla vita. Un uomo che non "lotta", che non sottopone la propria esistenza ad un giogo etico che implica rivendicazioni per i più deboli, i diseredati di questo pianeta, è un morto che cammina. La mia lotta è l'impegno politico e culturale contro il liberismo, le ingiuste, espropriazioni e sperequazioni del capitalismo. Mi batto con il popolo di Seattle perché il nostro destino non venga deciso da un pugno di multinazionali superpotenti. Mi batto con i compagni del sindacato FIOM perché non esiste una democrazia se non è garantita la dignità civile sul posto di lavoro, che non deve diventare sfruttamento, emarginazione, sopraffazione e sopruso schiavistico, ma deve tutelare garanzie, con statuto umano, con il diritto per il lavoratore e la lavoratrice di allevare la prole con serenità; quando arrivano a casa devono accudire i propri figli non stanchi come bestie, ma con risorse creative di vita apprese anche dal lavoro praticato, nella dignità, nel benessere, con un impiego che preveda anche le 32 ore perché Noi dobbiamo incrementare la libertà degli esseri umani "liberandone il tempo", il loro tempo creativo, per sé, per i propri figli, per il rapporto con la comunità, con il quartiere, con la città, con il mondo…per realizzare la buildung, la formazione comunitaria, collettiva. Per l'articolazione dei diritti, per l'emancipazione dei sessi, delle donne perché non vengano truffate, scorporando la donna dalla madre nell'ambito lavorativo…

Adorno ha lapidato tutto il resto del nostro '900 , sostenendo che dopo Auschwitz non è più possibile scrivere poesie. Ma il tempo della memoria non significa solo ricordare i morti, chi non è più presente, gli scomparsi. Avere memoria tramandare il ricordo significa porsi di fronte alla ripresentificazione del tempo, renderlo vivo, farlo rivivere, riportarlo al presente, all'oggi, nell'attualità.

Questa trasformazione significa riproporci dalla parte di quel tempo, quell'evento, realmente accaduto, con il diritto e dovere dell'ascolto, la volontà di capire, intendersi e domandare, chiedere il perché. "Non si può domandare donde viene il male, ma donde viene che noi umanità lo perpetriamo..." da tale quesito lancinante si rivelano, tornano alla luce al lume della mente, della memoria tutti i nomi degli sterminati degli scomparsi, per renderci conto del male intrinseco all'essere umano. Un punto d'arresto nell'evoluzione della storia, dove il racconto si paralizza ed incomincia a girare a vuoto, all'impazzata, senza senso, stregato dall'indicibile dell'orrore, dalla verità del terribile, dall'immanenza del tremendum; e tutto questo accade perché sanno che l'arte, la poesia, la musica, il teatro, in quanto forme nobili, sublimi di testimonianza costituiscono la voce, l'anelito umano che rivela l'accaduto, ciò che è irriducibilmente umano, tentando l'incredibile con la forza della creazione dell'arte, della poiesis, dell'invenzione fantastica, della cultura che accresce l'animo, lo nobilita, opposta al nulla dell'efferatezza dello sterminio, della morte premeditata, del male preconcepito e sistematicamente perpetrato.

Così non solo l'impegno politico, ma anche l'attività creativa, l'arte, la cultura la poiesis sublime, insieme alla prassi del quotidiano dedito, offerto, consacrato ai valori della giustizia sociale, della fratellanza fra tutti i popoli del mondo, liberano dalla cecità delle dittature autoritarie, dispotiche, imperialiste, scioviniste, baratro della ragione, del raziocinio, dell'idealità, dell'ingegno che illuminano le menti, le vite di tutti gli uomini.



laura tussi <tussi.laura@tiscali.it>


________________________________

[1] Tussi T. Depotenziare Marx per accettarlo -"Il Calendario del Popolo" n. 654, giugno 2001

[2] Lepre A., Cosa c'entra Marx con Pol Pot? Laterza 2001

[3] Baudrillard J., L'America, 1986

[4] Gorgoglione W. Herbert Marcuse, un filosofo ancora attuale,-"Il Calendario del Popolo"n. 653 maggio 20001

[5] Marx K., Manoscritti economico filosofici, 1844

giovedì 26 marzo 2009

Alan Turing e la Mela Avvelenata (recensione)

TEATRO BELLI dal 24 marzo al 5 aprile
Diritto & Rovescio presenta


ALAN TURING E LA MELA AVVELENATA


di
Massimo Vincenzi con Gianni De Feo
voce fuori campo di Stefano Molinari
musiche di Francesco Verdinelli
regia di
Carlo Emilio Lerici

Alan Turing, fu uno dei personaggi più geniali del XX secolo. Considerato il padre dell'intelligenza artificiale studiò e mise a punto le prime macchine antesignane dei moderni computer. Fu scienziato, sportivo, uomo di grande genio e di grande eccentricità.

Massimo Vincenzi, ce lo racconta con un monologo tratto da immaginarie conversazioni con la madre e scandito dalla voce, fuori campo, del giudice del processo che lo vide imputato. A Turing, che aveva ricevuto alte onorificenze per il suo lavoro di matematico e che grazie al suo decriptatore Colossus aveva reso alti servigi alla patria durante la seconda guerra mondiale, non fu perdonata la sua originalità e soprattutto il suo essere omosessuale. Come fu per Oscar Wilde, l'ipocrita e bigotta società britannica non esitò a sacrificare una mente geniale sull'altare del conformismo e dell'intolleranza. Fu processato per reato di omosessualità e condannato alla castrazione chimica che lo rese impotente e gli provocò lo sviluppo del seno. Umiliato, stravolto nel fisico e nell'anima, Alan perse la percezione di se stesso, e inseguendo un sogno infantile, compì l'unico atto possibile di riaffermazione della propria dignità e libertà di individuo: si diede la morte mangiando una mela da lui stesso avvelenata col cianuro di potassio. Il monologo, poetico e toccante diretto da Carlo Emilio Lerici, è interpretato da Gianni De Feo, che rende molto bene il dramma interiore di Turing. Nella prima parte l'oscurità che lo avvolge sembra opprimere come una coperta di piombo: è lo smarrimento in cui Alan viene a trovarsi e questo senso claustrofobico del suo vivere si avverte tangibile nel tono della voce volutamente monocorde e a tratti ossessivo. Nella seconda parte, di grande poeticità e dolcezza, questa coperta plumbea viene strappata dalla decisione di fuggire nell'unico modo che conosce, addormentarsi per sempre, come quella Biancaneve del cartone animato di Walt Disney che lui tanto amava. Una frase, fra tutte, compendia in un amaro sillogismo il pensiero di Turing: "Alan dice che le macchine pensano. Alan giace con gli uomini. Quindi le macchine non pensano." Tutto quello che un uomo è, fa o dica per quanto bello, importante, vero sia, viene ridotto a nulla solo per una pretesa e non accettata diversità. Uno spettacolo che fa riflettere sulle tante, troppe, atrocità commesse, ieri come oggi, in nome dell'ipocrisia, dell''intolleranza e del non rispetto della dignità umana.

(Ilda Ippoliti)

TEATRO BELLI piazza Sant'Apollonia, 11a tel. 065894875
Roma (Trastevere) info@teatrobelli.it www.teatrobelli.it


lunedì 23 marzo 2009

ALLA FONDERIA DELLE ARTI- AUDIZIONI PER TASTIERISTA, CHITARRISTA E BATTERISTA PER SPETTACOLO TEATRALE- IL 3 APRILE ORE 14,00 E IL 6 APRILE ORE 16,00

AUDIZIONI PER MUSICISTI

Venerdì 3 Aprile ore 14,00 e Lunedì 6 Aprile ore 16,00

al Teatro "Fonderia delle Arti"

Via Assisi 31 Roma

per il Laboratorio Teatrale con messa in scena

"OEDIPUS ON THE TOP"

UN PROGETTO ARTISTICO DI DUCCIO CAMERINI

MUSICHE DI FABRIZIO SCIANNAMEO

SUPERVISIONE MUSICALE DI MAURIZIO BOCO

Una produzione LA CASA DEI RACCONTI in collaborazione con FONDERIA DELLE ARTI

Progetto realizzato con il sostegno del COMUNE DI ROMA – ASSESSORATO ALLE POLITICHE CULTURALI E DELLA COMUNICAZIONE

(Roma 18/03/2009)- Continuano i preparativi per la messa in scena di "Oedipus on the top", il laboratorio ideato e diretto da Duccio Camerini , che si concluderà con uno spettacolo nei giorni 18,19,20,21 giugno 2009,con opzione sulla stagione estiva 2009. "Oedipus on the top" è uno spettacolo-laboratorio "senza parole" sul mito di Edipo. Si tratta di sperimentare un linguaggio scenico che riesca a comunicare senza restare intrappolati nel mimo, nella pantomima, nel bozzetto, ma che riesca a trovare una propria naturale coerenza nel fare a meno delle parole. Qualcosa a metà tra la danza e la scena. Con supporto di musiche. E silenzi.

Dopo aver selezionato gli attori adesso si cercano i musicisti. Venerdì 3 Aprile e Lunedì 6 Aprile 2009 presso il Teatro Fonderia delle Arti, saranno selezionati:

-un tastierista

-un chiatarrista

-un batterista

Per tutti il provino si baserà sulla velocità di apprendimento, sulla duttilità riguardo i diversi generi musicali, sulla capacità di suonare guardando la scena e non la partitura e ovviamente sulle capacità tecniche.

Singolarmente è richiesta:

TASTIERISTA: capacità di usare sintetizzatori con gestione midi e programmazione suoni.

CHITARRISTA: capacità di passare con facilità dalla chitarra acustica alla chitarra elettrica.

BATTERISTA: esperienza sullo strumento acustico, su quello elettronico e le percussioni.

A tutti è richiesta strumentazione professionale (ed effettistica per quanto riguarda il chitarrista) propria.

E' obbligatoria l'iscrizione via mail all'indirizzo info@fonderiadellearti.com inviando in allegato foto e curriculum.
Info: 06 7842112 / 334 9182821
Ufficio Stampa
Maria Luisa Catalano - 06 7842112 - ufficiostampa@fonderiadellearti.com

domenica 22 marzo 2009

LE SORELLE PAPIN (recensione)

AccentoTeatro
Via Gustavo Bianchi, 12/a
Roma (Testaccio)

dal 19 al 22 Marzo 2009

Le Sorelle Papin
scritto e diretto da Emanuela Dessy

con
Rosella Petrucci e Emanuela Vittori

locandinapapinweb1.jpg picture by ilfoyerLa vicenda delle sorelle Papin, a più di settant'anni di distanza, suscita ancora interesse e sgomento. Emanuela Dessy ce la ripropone in una sua versione in scena oggi all'Accento Teatro.

Les Mans, 1933. Due domestiche, Christine e Léa Papin, massacrano le loro padrone. La scena del delitto si presenta orribile ed agghiacciante, degna dei migliori film dell'orrore, ma cosa ha provocato il compiersi di quello scempio? Quali atrocità si nascondono dietro quell'insano gesto?
Il testo di Emanuela Dessy, che firma anche la regia, segue l'evolversi in tragedia della vicenda delle due sorelle assassine, evidenziando piccoli ma pregnanti particolari della loro vita duramente segnata da un'infanzia difficile, piena di traumi e soprusi. I sette anni vissuti a servizio dai signori Lancelin, vedono, infatti, le due ragazze oggetto di continui rimproveri, umiliazioni, castighi, insulti e dure punizioni che minano giorno per giorno il loro già fragile equilibrio mentale.
I gesti sempre uguali eppure ogni volta più gravi e opprimenti, quelle lenzuola che esse piegano e che presentano via via gli sfregi scuri di un candore violato che sfocerà poi nel rosso del massacro, i dialoghi essenziali eppure coinvolgenti, penetranti e taglienti, introducono lo spettatore in un universo intimo, claustrofobico e struggente. Paradossalmente, la sola nota tenera in questo film dell'orrore, sembra essere proprio il rapporto omosessuale e incestuoso che lega le due sorelle che si aggrappano l'una all'altra come un naufrago si aggrappa ad un relitto. E infatti a relitto è stata ridotta la vita di queste due giovani donne abbandonate a loro stesse fin dalla più tenera infanzia e rese, dagli eventi drammatici di cui sono state vittime, assolutamente inadeguate ad una qualsivoglia normalità sociale.
Felice la scelta delle interpreti Rosella Petrucci ed Emanuela Vittori che rendono perfettamente le diverse ma simbiotiche personalità delle protagoniste. Lucido e magistralmente espresso il progressivo e tragico evolversi della vicenda psicologica che coinvolge e cattura lo spettatore inducendolo a schierarsi, anche suo malgrado, dalla parte delle assassine giacché esse appaiono da sempre predestinate a quell'orrendo epilogo.
E' uno spettacolo aspro ma di fascino, che lascia un sapore quasi dolce nella bocca dell'anima. E' una lezione, forse, una pagina in cui saper leggere che il male non genera che se stesso e che il delitto più atroce è quello di non saperlo vedere.
(Ilda Ippoliti©)
ACCENTO TEATRO
Via Riccardo Bianchi, 12/a
Roma Testaccio
06-57289812

info:
www.accentoteatro.com
http://xoomer.alice.it/mettiunaseraacena

venerdì 20 marzo 2009

ALLA FONDERIA DELLE ARTI -"TUTTI POSSIAMO SBAGLIARE" COMMEDIA DI E CON ANDREA QUINTILI-DAL 27 AL 29 MARZO -ORE 21,00

Invito alla Stampa

FONDERIA DELLE ARTI

presenta

TUTTI POSSIAMO SBAGLIARE

commedia scritta e diretta da Andrea Quintili

27 e 28 Marzo 2009 – ore 21,00

29 marzo - ore 18,00 e 21,00

Fonderia delle Arti – Via Assisi, 31 Roma

(Roma – 10/03/09) - La crisi di coppia va in scena alla Fonderia delle Arti di Via Assisi, 31, lo spazio culturale ed artistico creato dalla sinergia di Maurizio Boco, Giampiero Ingrassia e Andrea Polinelli nei luoghi dove una volta si forgiavano i metalli. Il 27, 28 e 29 marzo verrà rappresentata "Tutti possiamo sbagliare" scritta e diretta da Andrea Quintili, una commedia attuale sul rapporto di coppia oggi. Sole, (Michela Bove)impiegata di 35 anni e' sposata da quattro anni con Marco (Andrea Quintili), importante architetto quarantenne. La loro serenità familiare viene meno quando Sole manifesta il desiderio di volere un figlio. Marco non vuole sentire ragioni: non può togliere del tempo al suo lavoro e alla sua carriera. l'imprevisto,però, è dietro l'angolo. Marcello, vecchio amico di Marco, si trova in punto di morte e ha un favore da chiedergli: prendersi cura di suo figlio Francesco (Matteo Cirillo). Marco non può esimersi dall'accontentare l'amico, e accoglie così in casa il ragazzo, che non è un bambino, come pensavano lui e la moglie, ma un 20enne che balla hip-hop e tip-tap. Il suo arrivo non giova al rapporto della coppia, al punto che Sole decide di andar via di casa. La convivenza con Francesco non è facile per Marco, che prega perché la moglie ritorni, fino a quando si invaghisce di Eleonora (Aurora Giuliani), una libraia più giovane di lui di vent'anni. Per cercare di risolvere la situazione decide di intervenire Dio in persona (Francesco De Angelis). Marco ha così la possibilità di spiegare il suo comportamento e ricevere un consiglio: fare una buona azione per conquistare l'avvenente libraia. Superando le sue convinzioni classiste, accoglie in casa un clochard (David Marzullo). Quando Eleonora cede alla corte di Marco, Sole decide di tornare a casa, non immaginando di trovare il marito fra le braccia di un'altra ed un inquilino in più dentro casa. Nel finale ne succederanno delle belle...

Andrea Quintili arriva al debutto come autore dopo anni di studio con Alessandra de Pascalis, attrice proveniente dalla scuola di Gigi Proietti, e una collaborazione con Andrea Battistini, importante figura del teatro contemporaneo e regista de "L'ultimo gattopardo" con Luca Barbareschi.

Ingresso: € 10,00 + € 2,00 di tessera associativa
Info e biglietti: 347 8484998
Fonderia delle arti 06 7842112 / 334 9182821
Ufficio stampa
Emilio Sturla Furnò– +39 338 9064482 - emyesse@yahoo.it
Maria Luisa Catalano – +39 06 7842112 - ufficiostampa@fonderiadellearti.com

martedì 17 marzo 2009

Sala Umberto: Carlo Buccirosso in I COMPROMESSI SPOSI

Spettacoli Associati
Presenta
Carlo Buccirosso
in
I COMPROMESSI SPOSI
Commedia scritta da Carlo Buccirosso
con Graziella Marina, Maria Del Monte, Gianni Parisi Claudiafederica Putrella, Giordano Bassetti

scene Gilda Cerullo
coreografie Fabrizio Angelini
costumi Maria Pennacchio
parrucche Antonio Luciano
arrangiamenti musicali Diego Perris
regia CARLO BUCCIROSSO

Don Rodrigo, usuraio originario di Acerra, decide di emigrare al Nord con i suoi due scagnozzi sulle rive del lago di Como, per tentare di rivitalizzare la propria attività finanziaria, ormai compressa dall’ insopportabile concorrenza e dalla crescente inflazione di organizzazioni similari su tutto l’entroterra campano!
Vittime predesignate delle sue lusinghe finanziarie saranno a turno Don Abbondio, Perpetua, Agnese, Renzo, e la stessa Lucia, oggetto di costanti lusinghe ed agevolazioni economiche riguardo ai tassi di interesse praticati dall’ usuraio campano in terra lombarda!
L’organizzazione, ispirata al sistema della “minaccia da picciotto siciliano”, porterà Don Rodrigo e i suoi “bravi” al cospetto dell’ Innominato, padrino del lago di Como, cui saranno costretti, loro malgrado, a chiedere un cospicuo aiuto economico per il sostentamento della loro attività!
Lo spettacolo, ispirato dal noto romanzo Manzoniano, liberamente riscritto in chiave satirica, ne ripercorre le vicende sostanziali, attraverso i suoi personaggi più significativi e le motivazioni più rimarchevoli, dando la visione di una realtà riportata ai nostri giorni, pur mantenendo immutate le atmosfere, gli ambiente e i costumi d’ epoca, con i piacevoli intermezzi di melodie note, riarrangiate in chiave seicentesca, e cantate dai protagonisti della vicenda nei momenti musicali dello spettacolo, che si avvarrà anche di coreografie corali.
Nel divertente gioco teatrale, che assume a tratti i contorni tipici della commedia musicale e dell’operetta classica, Carlo Buccirosso si ritaglia il personaggio di Don Rodrigo, attorniato dagli attori della compagnia, e altri interpreti della vicenda, con un corpo di ballo e quattro cantanti.

TEATRO SALA UMBERTO Dal 24 marzo al 5 aprile
Prezzi da 30,00 a 14,50 euro

---------- Da: svs stampa <svs.stampa@tiscali.it>
Viola Sbragia 335 8369150Silvia Signorelli 338 9918303

TeatroVascello: LADY OSCAR Rock Drama - Musical

IL TEATRO VASCELLO
è lieto di presentare lo spettacolo in musical
Dal 20
marzo al 5 aprile
LADY OSCAR FRANCOIS

VERSAILLES ROCK DRAMA

Musical
di Andrea Palotto
Associazione Diverbia et Cantica

matinée mercoledì 25 marzo ore 10.30

i personaggi:

con Danilo Brugia e

ALICE MISTRONI

Orario repliche degli spettacoli dal martedì al sabato ore 21.00

la domenica ore 17.00

costi dei biglietti: intero 22,00 euro - ridotto 18,00 - 15,00 euro per gruppi di almeno 10 persone -euro 10,00 euro per studenti in matinée

A un anno dal rinnovo del gemellaggio tra Roma e Parigi, proponiamo il primo Rock Drama interamente italiano, un tributo al popolo della rivoluzione del 1789 e ai movimenti che hanno segnato le tradizioni e le culture europee, cambiandone profondamente il pensiero. Ad arricchire la storia c'è naturalmente l'Amore in tutte le sue forme: taciuto, represso, manifesto, speranzoso, segreto, nascosto, non corrisposto, negato, inseguito, incompreso ed infine raggiunto nel sacrificio estremo. Alice Mistroni, Danilo Brugia insieme a 20 artisti fra cantanti, attori e ballerini acrobati ti faranno rivivere le avventure di LADY OSCAR

INFO 06 5881021 - 06 5898031

http://www.teatrovascello.it/2008_2009/cartellone_08_1.htm#ladyoscar

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Teatro Stabile d'Innovazione - Formazione, Ricerca e Promozione di nuovi linguaggi

Ricordatevi che siete il pubblico di domani

VIA GIACINTO CARINI 78 ROMA MONTEVERDE -

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VI ASPETTIAMO NUMEROSI

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Ufficio Comunicazione e Promozione

Come raggiungerci: Il Teatro Vascello si trova in Via G. Carini 78 a Monteverde Vecchio (Roma) sopra a Trastevere, vicino al Gianicolo. Con mezzi privati: Parcheggio per automobili: lungo Via delle Mura Gianicolensi, a circa 100 metri dal Teatro.Con mezzi pubblici: autobus 75 si ferma proprio davanti al teatro Vascello e si può prendere da stazione Termini, Colosseo, Piramide, oppure il 44, il 710 e l'871, 870. Treno Metropolitano che si può prendere da Ostiense fermata Stazione 4 venti in Viale 4 Venti a due passi dal Teatro Vascello.

lunedì 16 marzo 2009

"Peppantiogu s'arriccu" in un teatro mai così pieno

Peppantiogu s'arriccu"
in un teatro mai così pieno

Sabato 14 Marzo 2009

Se sabato 7 marzo Antonio Garau avesse assistito alla rappresentazione della sua commedia "Peppantiogu s'arriccu", della compagnia teatrale "Arriora" di Riola Sardo, avrebbe probabilmente vissuto lo strano fenomeno della perfetta identità tra fantasia e realtà; dove un personaggio così com'è stato ideato e fatto vivere su carta, prende miracolosamente forma e sembianze concrete. Un dejavù che più o meno ho vissuto io da spettatore, dopo aver ammirato la magistrale interpretazione di Silvano Atzeni, alias Giuseppe Antioco Pireddu da Ruinas, più semplicemente Peppantiogu.

Il teatro cittadino era gremito in ogni ordine di posto, tanto che per la prima volta, dall'inizio della manifestazione in onore di mastro Antonio, si son visti spettatori in galleria. Il tutto a favore di ben tre ore di spettacolo, godibili, il cui fulcro è sempre stato il secondo grande eroe della saga della commedia oristanese. Non ho potuto non chiedere almeno a uno di questi oltre duecentocinquanta spettatori, uscendo dal teatro, un parere sulla pièce, il quale (la quale), con affettata analisi, ha risposto: "La commedia è stata molto divertente e ha rispecchiato sicuramente, benché in chiave comica, la situazione d' isolamento sarda, non solo linguistica, di allora".

Al di là di quanto si potrebbe speculare tutt'oggi sul grado di dissociazione dal continente della nostra isola felice, il testo ben rappresenta, effettivamente, quanto potesse trovarsi in difficoltà un sardo a Roma, vista e vissuta non come la capitale abitata da milioni di persone, ma come un altro piccolo paesello, quasi confinante con Ruinas.

Peppantiogu è un ricco agricoltore sardo che decide di recarsi a Roma per far visita al cugino Daniele, guardaportone creduto dal nostro un generale dell'esercito. Che l'agricoltore ruinese non abbia ben colto la dimensione della città in cui si trova lo prova il suo discorso di presentazione ai capitolini: "Io sono Peppantiogu Pireddu, fradi di Liccu Pireddu, quello che avevano morto nel sorrobatorio…Ge si nd'heis a arregodai!".

Come no! Durante la ricerca del cugino s'imbatte nel ristorante Italia, gestito da Ganimede Scuatti (Mario Zoncu), dove incontra personaggi di ogni risma, dall'appassionato di calcio Arrigo (Gervasio Corrias), ai due truffatori Gastone (Marco Corrias) e Beppe (Vincenzo Cadoni). Proprio questi ultimi gli rubano il portafoglio, per il cui possesso arrivano a una lite furiosa nella quale ha la peggio Beppe, che morirà di lì a poco, non prima d'aver denunciato il suo ex complice.

Delazione che scagiona proprio Peppantiogu, inizialmente imputato dell'aggressione. Dopo le scuse di Ganimede, prende pernottamento nell'hotel del ristorante in camera con Arrigo, al quale regalerà una notte super movimentata a causa della sua imperizia di camere d'albergo.

A onor del vero ci si mettono anche Lucrezia (Angioletta Melis), moglie fedifraga erroneamente piombata nella camera e nel letto dell'agricoltore sardo, e Luciano (Marco Corrias), marito geloso che fa irruzione con la rivoltella in pugno. Con tutti i problemi che ha creato, Ganimede non può far altro che cacciare Peppantiogu dal suo albergo.

Nel frattempo, a Ruinas, giunge la notizia, mal riportata da un quotidiano nazionale, secondo il quale l' ucciso non è il truffaldino Beppe, bensì lo stesso Peppantiogu, cosa che scatena il pianto della moglie Mragalita (Amelia Piras), e della comare Angiuledda (Adele Diana), e le rivendicazioni dello sfortunato fratello Arramundu (Ignazio Corrias), accusato dalla stessa Mragalita d' aver lanciato un maleficio al marito. Il ritorno di Peppantiogu "me in' bidda" risolve tutti gli equivoci che l'avventurosa gita a Roma ha creato; con prevedibile finale comico: coi pochi soldi rimasti

Peppantiogu aveva comprato a Roma regali per amici e congiunti del paese ("Mragalita, mancu candu heus sposau t'hapu fattu un regalu aìci bellu!…O chi no cussu che hapu comporau po imi! Had'a benni tottu sa idda a ddu bi'!"), messi poi in un sacchetto, del tutto simile al sacchetto del cibo che distribuivano in treno e dove il contadino, una volta consumato, aveva riposto educatamente gli avanzi. Credo che sia inutile dire quale dei due sacchetti ha gettato dal treno, convinto fosse quello del pattume.

La commedia di non facile esecuzione è stata ben recitata, con gli attori che si son dimostrati all'altezza nel gestire i pochi momenti piatti, che una commedia degli anni trenta può ovviamente presentare.

Il testo del Garau, come già detto nella presentazione, è in un sardo arcaico, ormai persosi soprattutto a Oristano, dove proferire verbo nel nostro idioma è diventato sinonimo di arretratezza e provincialità (perché probabilmente si è convinti che evitando di parlare il sardo, il nostro capoluogo di provincia magicamente cessi di essere una piccola cittadina di circa trentamila abitanti, martoriata dagli scempi edilizi degli anni '50 e '60, solcata dalle sue strade disconnesse e abbellita dalle eccellenti scritte sui muri, che non hanno risparmiato neppure l'antica Chiesetta di Santa Chiara).

La compagnia "Arriora" ha così leggermente facilitato alcuni passaggi del testo (l'"arrastu de arracattu" dello scritto originale, per esempio, diventa il più comprensibile "fragu de cos'e pappai"), e per dare un respiro nazionale tra un atto e l'altro ha messo in sottofondo gli stornelli romani, tranne nell'intervallo prima dell'ultimo, in cui il pubblico ha atteso la fine della commedia al suono delle musiche nostrane.

Il presentatore della serata è stato Don Antioco Ledda, guida spirituale e non solo della comunità di Riola, che ha giustamente ringraziato il divertito pubblico.

Doveroso anche citare i collaboratori e gli attori che hanno fatto piccole comparse sul palcoscenico; in ordine casuale: Peppa Carrus, Luca Cadoni, Anna Maria Sanna, Mena Marini, Maddalena Cadoni, Rolando Suella, Franco Carta, Marisella Camedda e Dina Rindinella (siciliana ma sarda d'adozione).

Pierpaolo Medda

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